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La storia
Il Palazzo Lateranense, iniziato nel 1585 per volere di Sisto V dal suo architetto di fiducia, Domenico Fontana, sorge sul sito precedentemente occupato dall’antico patriarchìo costantiniano, destinato nel Medio Evo all’abitazione dei papi. L’antico edificio si estendeva sul lato destro della attuale basilica e durante i secoli subì numerosi e continui rifacimenti. Si è giunti ad una ricostruzione ipotetica attraverso le descrizioni antiche: il complesso era formato da una serie di triclini, aule e cappelle, collegati tra loro. Dopo un grave incendio del 1308, il palazzo era divenuto malsicuro, Durante la Cattività Avignonese (1305-1377) era stato abbandonato ed era progressivamente caduto in rovina quando al ritorno i pontefici avevano preso a risiedere nei palazzi vaticani. Fu solo però con Papa Giulio III (1550-1555) che si dette ordine di demolire il palazzo. Trent’anni dopo Sisto V vi fece costruire l’edificio attuale, inaugurato nel 1589. Lo stesso Sisto V però continuò a risiedere tra Vaticano e Quirinale, dove morì. In seguito il Palazzo Lateranense fu destinato da Paolo V a residenza dell’arciprete e dei canonici della Basilica e da Urbano VIII ad ospedale. Nel 1693 Innocenzo XII lo donò allo ospizio apostolico di S. Michele, e nel 1805 fu adibito parzialmente ad archivio per volere di Pio VII. Infine nel 1838 Gregorio XVI vi installò il Museo Gregoriano. Nel 1960 Papa Giovanni XXIII Roncalli fece trasferire ai Musei Vaticani le opere del museo, destinando definitivamente il Palazzo Lateranense a sede dei Vicariato per la diocesi di Roma. Per l’occasione ne ordinò i restauri terminati nel 1967. Ancora oggi il palazzo è proprietà dello Stato della Città del Vaticano e gode di totale extraterritorialità.
La costruzione
L’edificio, a tre piani, presenta quattro facciate, di cui una addossata al corpo della Basilica e altre tre in cui si aprono altrettanti portali bugnati, affiancati da maestose colonne sormontate da balconi, su due dei quali compare lo stemma di Sisto V e sul terzo quello di Clemente XII Corsini (1730-1740). Al piano terreno si aprono finestre architravate con inferriate con sottostanti finestrelle; ai due piani superiori finestre a timpani alterni triangolari e centinati. E’ posto a coronamento un imponente cornicione decorato da un fregio a motivi araldici e al disopra, all’angolo, una soggetta belvedere a colonne a giorno. Dal portale d’ingresso, sul lato verso Piazza San Giovanni, si accede a un cortile, realizzato dal Fontana, circondato da un portico a tre ordini sovrapposti: il primo, a pianterreno, con 28 archi, 7 per lato, sorretti da pilastri, cui sono addossate lesene doriche, il secondo, presente solo su tre lati (la loggia superiore è stata murata sul lato di fondo per ricavare un appartamento), con arcate chiuse da vetrate scandite da lesene ioniche e il terzo accecato, con telamoni che sorreggono il cornicione terminale. La loggia al pian terreno è interamente decorata a grottesche e nelle lunette sono dipinte Storie di S. Francesco. Dall’ingresso principale attraverso la scala regia, divisa in due bracci, si accede da un lato alla loggia delle benedizioni e dall’altro agli appartamenti pontifici e agli ambienti del piano nobile circondati da un loggiato affrescato a grottesche, emblemi araldici di Sisto V e figure allegoriche. Vi sono conservate otto tele di Andrea Sacchi (1599-1661) con Storie del Battista, provenienti dal Battistero e ivi collocate nel 1960. Dal lato sinistro, incontriamo la Sala degli obelischi, tra la loggia delle benedizioni e l’accesso al piano nobile, che prende il nome dalla raffigurazione nei riquadri della volta dei quattro obelischi sistemati nelle piazze di Roma da Sisto V, tra cui proprio quello di S. Giovanni, e delle colonne di Traiano e di Marco Aurelio, restaurate per volere del pontefice. Nella sala successiva, detta della Conciliazione, l’affresco Tu es Petrus di Andrea Lilio (1555-1631) e Pasce oves meas di Ferraù Faenzone, realizzato forse in collaborazione con Antonio Viviani. Un tempo questa sala era detta dei Pontefici, per le effigie dei diciannove primi papi, le cui storie sono rappresentate nel registro inferiore a monocromo, alternate a riquadri in cui Sisto V volle autocelebrarsi con la raffigurazione delle principali imprese civili da lui attuate tra cui l’Acquedotto Felice, il Porto di Terracina, la Bonifica delle paludi piantine, la Fontana di Termini. Seguono la Sala degli Imperatori con gli affreschi Sisto V e la corte pontificia e la Chiesa adorata dagli imperatori e la Sala di Samuele con la volta affrescata con Storie di Samuele e figure allegoriche, dell’epoca di Sisto V. Si giunge quindi alla Sala di Salomone, alla Sala di David e alla Sala di Elia, con affreschi raffiguranti le storie dei personaggi cui sono dedicate. Si arriva poi alla Sala delle Stagioni, oggi sala del trono, che forse originariamente era adibita a sala da pranzo, viste anche le raffigurazioni delle quattro stagioni alternate a figure allegoriche con frutti dei vari mesi. Le ultime due sale, sono quella degli apostoli e quella di Costantino, con il battesimo dell’imperatore, i suoi doni alla Chiesa, Silvestro I con l’imperatore e l’apparizione della Croce. In fondo a questa sala vi era una scala che conduceva all’interno della Basilica. L’appartamento privato pontificio, composto da quattro stanze che danno sul cortile interno, è decorato da affreschi dell’epoca di Sisto V, opera di Baldassare Croce (1558-1628), Paris Nogari (1536-1601), Ventura Salimbeni (1567-1613), Giovanni Battista Ricci (1537-1627), Andrea Lilio (1555-1610) e Cesare Nebbia (1536-1614). Si accede al secondo piano, in cui si trovano moderni uffici, attraverso una rampa di scale con la volta decorata a grottesche.
Curiosità
All’interno della Sala della Conciliazione l’11 febbraio 1929 furono firmati i Patti Lateranensi.
Piazza di S. Giovanni in Laterano, 6 RIONE MONTI

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