palazzo Baldassini
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La storia

La famiglia Baldassini giunge a Roma da Senigallia, dove si stabilisce permanentemente verso la fine del ' 400. Il palazzo fu voluto come dimora da Marchionne Baldassini, avvocato concistoriale e conservatore capitolino del '500. Successivamente l’edificio passa ai Mellini, ai Nizzica, al Palma, ai Folchi-Vici e ora ospita gli uffici dell' Istituto Luigi Sturzo.

La costruzione

Costruito da Antonio da Sangallo il Giovane, presenta alcune delle caratteristiche proprie dell' architettura civile del Sangallo. I lavori, iniziati nel 1514 per concludersi intorno al 1520, svilupparono un palazzo articolato attorno al cortile. La rigorosa facciata si presenta nella chiarezza formale sangallesca, contraddistinta da un forte bugnato angolare, da una fascia orizzontale che al livello del primo piano corrispondente ai davanzali delle finestre è decorata mentre il resto della superficie muraria venne lasciata volutamente spoglia. Al centro spicca il portale dorico che immette nel cortile quadrato, autentico gioiello di ripresentazione degli ordini classici e d'equilibrio tra vuoti e pieni. Questo si presenta su due ordini di arcate su pilastri divisi da lesene doriche con trabeazione dorica con metope contenenti motivi liturgici e triglifi al piano terra e con lesene ioniche nel loggiato superiore, le cui arcate sono chiuse da un leggero parapetto a balaustrini. Per la decorazione delle sale del palazzo vennero chiamati due grandi allievi del Raffaello, quali Giovanni da Udine che realizzò una serie di grottesche su una volta del piano terra, e Perin del Vaga che ai piani superiori, insieme ad aiuti, affrescò una serie di scene raffiguranti filosofi, figure allegoriche e un bel fregio con episodi di storia antica, animali fantastici e putti. La chiarezza compositiva dell’edificio venne seriamente compromessa nel secolo XIX, quando il cortile venne coperto da un lucernaio, ma importanti restauri avvenuti nel 1956 ci hanno restituito l'originale impostazione. Il palazzo, grazie alla sua semplice ma elegante facciata è stato preso a modello d' imitazione dagli architetti impegnati nella costruzione della Roma Capitale dal 1870 in poi, tanto che le linee di palazzo Baldassini possono essere riviste in molti altri palazzi.

Le Curiosità

Quando il 12 marzo 1514, Manuel d'Aviz re del Portogallo giunse a Roma in visita al pontefice, al tempo Leone X Medici, questo portò con se un dono abbastanza insolito e curioso: si trattava di un elefante di nome Annone che venne ricevuto con tutti i riguardi. Venne allestita una speciale stalla apposta per lui in Vaticano; personale aveva cura notte e giorno del pachiderma che venne dato in custodia al protonotario Gian Battista Branconio. L'enorme animale veniva spesso portato in giro per le strade di Roma, suscitando curiosità e ammirazione al suo passaggio. Morì di angina il 16 giugno 1516. Annone è tra gli animali, oltre alla lupa capitolina, maggiormente ricordato nelle decorazioni di ville e palazzi romani. Infatti, nel cortile di palazzo Baldassini, in una metope del fregio dorico l'animale viene graziosamente raffigurato. Altre immagini dell'elefante si trovano inoltre nella volta dell'androne di palazzo Massimo alle Colonne, in una fontana di Giulio Romano del giardino di Villa Medici e in una tarsia di una delle porte delle Stanze di Raffaello. Alcuni degli affreschi di Perin del Vaga, vennero casualmente scoperti da Saverio Nizzica proprietario nel 1830, in seguito al cambio delle vecchie tappezzerie.

Gli ospiti

Il palazzo ricevette numerose personalità illustri, tra i quali si ricordano mons. Della Casa autore del Galateo, Pietro Bembo e in ultimo ospitò Giuseppe Garibaldi che da palazzo Baldassini recitò il celebre discorso sui lavori di arginatura del Tevere.

Palazzo Baldassini
Via delle Coppelle, 35 Rione S. Eustachio

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