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La storia

Famiglia toscana originaria del Castello di Barberino in Val d' Elsa (da cui il nome), per sfuggire alle rappresaglie dei Medici di Firenze, ripararono a Roma dove si stabilirono. Ebbero case nei rioni Trevi, Colonna ma soprattutto in Regola, dove Maffeo Barberini, futuro Papa, abitava, in un alazzetto su via dei Giubbonari. Alla morte di Urbano VIII Barberini, i nipoti per sfuggire alla coalizione dei principi italiani, ripararono in Francia e tempo dopo, a seguito della mediazione del card. Mazzarino, fecero ritorno a Roma. Qui la famiglia si estinse nel 1728 e il titolo passò ai Barberini Colonna. Il palazzo è ora sede della Galleria Nazionale d' Arte Antica e del Circolo Ufficiali delle Forze Armate Italiane.

La costruzione

Pochi palazzi a Roma possono vantare di aver visto all' opera architetti e pittori del calibro del Maderno, Bernini, Borromini e del Cortona. Infatti, appena eletto papa, Maffeo Barberini, pontefice con il nome di Urbano VIII, non trovando adeguato alle nuove necessità il vecchio palazzo dei Giubbonari, acquista dagli Sforza una vigna con annessa una villa, che sarà poi inglobata dal Maderno nella parte di sinistra del palazzo. I lavori iniziarono nel 1625 e furono condotti fino al 1629, anno della sua morte da Carlo Maderno. L’architetto, coadiuvato dal Borromini, in origine aveva previsto un edificio a blocco, sul modello di palazzo Farnese. Per la sua posizione decentrata dal cuore della città ed avendo molto spazio a disposizione, - anche se numerosi furono i lavori di sterro e riporto per pianeggiare il terreno visto che il palazzo sorge su un ripido costone del colle del Quirinale -, Bernini, subentrato al Maderno, ideò una costruzione che facesse da palazzo e da villa extraurbana, creando una particolare planimetria aperta. Al blocco quadrato chiuso del Maderno, Bernini contrappose una pianta ad H schematizzata, aperta sulla facciata e sul giardino posteriore e priva di cortile. La solenne facciata, composta da una ben riuscita successione di tre ordini d' arcate dorico, ionico e corinzio con finestroni strombati, si rifà marcatamente al tipo ad ali avanzate della Villa Chigi o Farnesina. Un immenso androne – vestibolo composto da una selva di pilastri con volte, conduce a sinistra alla elegante e maestosa scala a pozzo quadrato del Bernini; sulla sinistra invece si trova la famosa scala a lumaca realizzata dal Borromini, semplice ed armoniosa. Proseguendo, oltrepassati uno spazio ovale con rampe simmetriche al lati, e passando sotto uno dei due ponti, salendo per la rampa si giunge al livello dei giardini da dove si ammira la facciata posteriore, opera del Maderno, e del piano nobile . Questo si compone di un numero impressionante di sale ed ambienti, stupendamente decorate con fregi, affreschi, volte a stucco. Spiccano la Sala Ovale, progettata dal Bernini secondo schemi già ripetuti nella vicina chiesa in S. Andrea, con asse maggiore parallelo alla facciata; la Sala del Trionfo della Divina Provvidenza, tra le più grandi di Roma, a doppia altezza, affrescata mirabilmente da Pietro da Cortona che vi lavorò in affresco dal 1633 al 1639; la Sala dei Fasti Barberiniani, con vedute delle proprietà Barberini fuori porta; il Salone di Rappresentanza o delle Battaglie; gli Appartamenti settecenteschi di Costanza Barberini e la saletta dell'Alcova. Da un ponticello, detto ruinante, si accede al giardino del palazzo, una volta ornato con disegni geometrici all'italiana e ora sensibilmente compromesso. Per le dimensioni, la particolare pianta, per le decorazioni e la ricchezza di materiali , palazzo Barberini é tra i maggiori edifici civili italiani d'ogni tempo.

Le Curiosità

Nel Salone del Trionfo della Provvidenza, si notano alcuni curiosi particolari: le api, poste al centro della volta, sono sproporzionatamente grandi, tanto da essere denominate "i tacchini dei Barberini ". Su un lato dell'affresco della volta, compare un leone, che ha un occhio "vero"; infatti da un pertugio praticato nella struttura, i Barberini potevano osservare segretamente senza essere visti, eventuali cospiratori. Altro particolare curioso si nota sulla facciata principale, dove gli ultimi finestroni tra le arcate del terzo ordine, sono finti; la vetrata cela alle spalle una parete, corrispondente in basso alla finestra del mezzanino del Salone principale, mentre in alto, a causa della elevata altezza dello stesso, corrisponde al sottotetto, tra l'estradosso della volta a padiglione e le capriate lignee di copertura. Nel giardino, vennero ritrovati cospicui resti del tempietto detto " Capitolium Vetus " e le strutture di un Mitreo detto Barberini. Vi venne portato, ma mai collocato, l' obelisco che ora si erge sul colle del Pincio, rinvenuto nell'area del Circo Variano, oltre l'Anfiteatro Castrense. Per realizzare il palazzo, vennero utilizzate enormi quantità di travertini provenienti dal Colosseo.

Gli ospiti

Illustri personaggi dimorarono nel palazzo dei Barberini, da Carlo IV e la moglie Maria Luisa di Spagna che vi morì al celebre scultore Thorwaldsen che vi aveva lo studio. 

Palazzo Barberini
Via delle Quattro Fontane Rione Trevi

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