palazzo Cavallerini-Lazzaroni
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La storia

Il Palazzo fu costruito, poco prima del 1676, dal Cardinale Giangiacomo Cavallerini, avvocato della curia romana e poi nunzio apostolico in Francia, da cui prende il nome. In quell’anno compare, infatti, nelle piante di Roma e in particolare in quella di Giovanni Battista Falda (Valduccia 1643-Roma 1678), al n. 363. In seguito comparirà nella pianta del Nolli del 1748 al n. 766. L’edificio, poi, viene acquistato dai Lazzaroni, famiglia bergamasca, nominati baroni nel 1829 dai Savoia nella persona di Michele Lazzaroni. Nel XVIII secolo il Palazzo viene acquistato da Pasquale di Pietro che nel 1784 vi apre la prima scuola per sordomuti di Roma, diretta da Tommaso Silvestri. Dopo il 1870 vi si installa la Banca Nazionale Italiana, divenuta poi Banca d’Italia, che lo ristruttura per farne la sua sede, solo nel 1886 trasferita in via Nazionale nella struttura progettata da Gaetano Koch. Nei primi anni del Novecento vi si installa la Società Filarmonica di S. Gioacchino, che si occupa della rappresentazione di opere buffe del Settecento, su iniziativa di Palombi e Mencacci. Il Palazzo oggi è trasformato in appartamenti a uso privato.

La costruzione

Scarse sono le notizie sulla costruzione dell’edificio. Il Salerno lo attribuisce, con riserva, a Giovanno Antonio De Rossi. Il Palazzo presenta un imponente facciata a tre piani. Al piano terreno si aprono un alto portale architravato decentrato, decorato da volute e scudo, e dieci finestre su mensole, con grate, sotto cui si trovano delle finestrelle o piccole porte. Al primo piano, si vedono tredici finestre architravate sormontate da oculi aperti successivamente; al secondo e al terzo piano troviamo altrettante finestre con riquadratura semplice. L’androne è decorato con lesene doriche abbinate e da un soffitto diviso in fasce. Vi si trova uno stemma di Clemente X Altieri. Nel cortile, preceduto da un largo atrio, è visibile una fontana, composta da frammenti antichi: sotto un archetto di travertino dalla bocca di una testa virile esce l’acqua raccolta in una vaschetta rotonda sottostante, di marmo. Al piano nobile si possono ammirare gli affreschi di Gioacchino Gimignani (Pistoia, 1611-1681), allievo di Pietro da Cortona, raffiguranti il Tempo che strappa le ali all’Amore, Flora che sparge i fiori, l’Allegoria della Verità e quello di suo figlio Ludovico Gimignani (Roma, 1643-1697) che rappresenta Giustizia, Fama e Verità.

Le Curiosità

All’intero dell’androne è visibile sul lato destro un sarcofago del IV raffigurante scene di caccia al cinghiale e al cervo.  

Gli ospiti

 

 

Palazzo Cavallerini-Lazzaroni
Via dei Barbieri, 6 RIONE SANT’EUSTACHIO

   
   
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