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La storia
Il primo nucleo dell'edificio fu eretto da monsignor Pietro Vento intorno al 1585. Le successive vicende del palazzo riguardano essenzialmente la storia della nobile famiglia Giustiniani, la cui origine risalirebbe addirittura a Giustiniano Imperatore. La famiglia è comunque divisa nei due rami principali, quello veneto e quello ligure, ma con rami stanziati in tutta Italia, perfino in Sicilia. Stabilitasi permanentemente a Roma, la famiglia a partire dal 1566, con la venuta di Giovanni, visse un lungo momento di splendore. Ebbero numerosi cardinali, quali Vincenzo nel 1564, lo stesso Giovanni nel 1570, Benedetto nel 1586, Orazio nel 1645, Giacomo nel 1826; molti altri esponenti della famiglia furono vescovi e ricoprirono insigni cariche capitoline. Si imparentarono con i Massimo, i Monaldeschi, i Pamphilj. Nel 1590 il palazzo venne venduto dal Vento a Giuseppe Giustiniani, e la famiglia lo tenne per circa tre secoli, ampliandolo e ristrutturandolo, fino alla fine dell'Ottocento. Dal 1926 è di proprietà dello Stato Italiano che lo ha affidato al Senato, per ospitare l'appartamento del Presidente del Senato.
La costruzione
Il nucleo originario del palazzo risale al 1586, quando monsignor Vento acquista un palazzetto dei Medici, che viene quasi completamente ristrutturato. Quando venne acquistato dai Giustiniani, la costruzione si presentava divisa in parti architettonicamente diverse. Tra la prima metà del Seicento e gli inizi del Settecento, il palazzo subì notevoli lavori di sistemazione e miglioramenti, anche a causa dei nuovi acquisti di case, soprattutto verso piazza della Rotonda. Autori di questi lavori, tra stime, progetti ed effettive realizzazioni, sono alcuni tra i più valenti architetti del XVII secolo, dal Maderno al Borromini, da Girolamo e Carlo Rainaldi al de Rossi e a Domenico Legendre. Tanto all'esterno, con l'unificazione dei prospetti in un'unica facciata, che all'interno con gli accorpamenti dei vari ambienti, la creazione del cortile, dell'androne e del corpo scala, per oltre un secolo il palazzo fu un cantiere quasi ininterrotto. La facciata principale è su via della Dogana Vecchia. E' a due piani di finestre più ammezzato. Il piano terreno presenta il portale con colonne in travertino, attribuito al Borromini, che si apre in posizione non simmetrica e leggermente spostato sulla destra della facciata. Ai lati si aprono sette finestre con cimasa (cinque a destra e tre a sinistra), impostate su una cornice orizzontale e su piccole mensole. Ai piani superiori si impostano il piano nobile, composto da nove ampie finestre su una cornice pronunciata, rotta in occasione della porta finestra corrispondente al balcone che si apre sopra il portale. Più piccole e riquadrate le finestre del piano secondo, sopra il quale segue l'ammezzato finale. La cornice sommitale è a belle mensole in marmo ed è decorato con i simboli Giustiniani, quali aquile, torri e leoni. Ugualmente interessanti sono le due facciate laterali che si affacciano sulla salita dei Crescenzi e su via Giustiniani. Dal vestibolo che immette al cortile, si giunge all'atrio, forse su progetto borrominiano, che risulta simile a quelli che il maestro ticinese realizza a palazzo Carpegna e a palazzo Falconieri. E' realizzato con una volta ribassata, i cui arconi intermedi poggiano su 12 colonne d'ordine dorico in granito, mentre nelle lunette compaiono due rilievi classici. Il cortile è di forma quadrangolar. Rimaneggiato in epoche successive ha la parete d'ingresso scompartita da arcate su pilastri dorici, mentre gli altri tre lati presentano finestre sormontate da rilievi classici, entro riquadrature. La parete di fondo è decorata da una modesta fontana composta da una grande protome leonina a parete che butta acqua in un cantaro su due gradini circolari. I rilievi, i busti, e altri resti classici facevano parte della famosa collezione che Vincenzo Giustiniani iniziò a formare agli inizi del Seicento. Dalla scala si giunge al piano nobile, le cui sale erano decorate già al tempo del Vento come dimostrato dalla presenza del simbolo di quest'ultimo. La Sala delle Colonne pur disegnata dal Borromini è decorata con affreschi risalenti alla fine del Cinquecento, con episodi della vita di Salomone, le virtù ecc. Lavorarono a questi affreschi allievi di Giovanni Baglione, Antonio Tempesta, Ventura Salimbeni, Federico Zuccari, Giovambattista Ricci. Il palazzo conservava una cappella, di cui purtroppo ora non vi è traccia.
Le Curiosità
Il palazzo ospitò una tra le più celebri collezioni d'arte classica a Roma, iniziata da Vincenzo Giustiniani e che comprendeva anche una quadreria in cui comparivano tele e dipinti firmati dai più grandi artisti del XVI e XVII secolo. La collezione venne smembrata a partire dalla prima metà del XVIII secolo e fino alla fine del secolo scorso, arricchendo collezioniinglesi, le raccolte vaticane e quella Torlonia. Nel 1617 nella cappella del pa lazzo venne dato l'abito religioso a S. Giuseppe Calasanzio. Nel 1883 vennero effettuati alcuni scavi nell'area sotto l'edificio, per dissotterrare quello che veniva creduto un obelisco ma che invece si rivelò essere solo una colonna in granito. Nella biblioteca del secondo piano nel dicembre del 1947 venne firmata la Costituzione della Repubblica Italiana.
Gli ospiti
Nel 1824 parte del palazzo, tra cui anche il salone, venne ceduto alla Società Filarmonica Romana. Dal 1898 e fino al 1926 una parte del palazzo venne affittata al Grande Oriente d'Italia.
palazzo Giustiniani
Via della Dogana Vecchia,
Rione S.Eustachio

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