La storia
Il palazzo venne costruito nel 1513 da papa Leone X Medici per il fratello Giuliano dé Medici. Morto Giuliano nel 1516, il palazzo passò nel 1533 a Marcantonio Palosi, nominato patrizio romano nel 1552. Sei anni dopo, nel 1558, il palazzo viene acquistato da Ludovico Lante, esponente della antichissima e nobile famiglia originaria di Pisa. I Lante ebbero numerosi personaggi che rivestirono importanti cariche a Roma. Ebbero quattro cardinali: Marcello nel 1606 vescovo di Todi; Federico nel 1743; Antonio ed Alessandro nel 1816. Furono inoltre Senatori Pietro nel 1403, Lorenzo nel 1502 e nel 1503 il figlio Antonio. Nel XVII secolo i Lante ereditarono i beni lasciati da Giuliano della Rovere, che obbligò gli eredi, con un fidecommesso, ad aggiungere il cognome della Rovere a quello Lante. I Lante nel corso del tempo vennero insigniti di notevoli titoli, quali il grandato di Spagna di prima classe nel 1631 e dello Spirito Santo di Francia. Si imparentarono inoltre con molte altre famiglie romane: Astalli, Pichi, Massimo, Borghese, Cesi ed Altemps.Marcantonio, figlio di Ludovico Lante, sposò Lucrezia della Rovere, e da questa ottenne alcune case attigue al palazzo Lante. Nel 1873, alla morte di Giulio Lante, il palazzo passò per poco tempo ai Grazioli, e da questi agli Aldobrandini.
La costruzione
La storia architettonica dell'edificio và essenzialmente divisa in due fasi distinte: la prima, pertinente alle vicende dei Medici, agli inizi del Cinquecento; la seconda, con i Lante, dalla metà del Cinquecento in poi. Sulle proprietà di Alfonsina Orsini, moglie di Pietro dé Medici, tra il 1513 e prima del 1516, sorse il nucleo originario del palazzo, commissionatoda Leone X a Giuliano da Sangallo, morto nel 1516. I progetti del Sangallo, architetto di fiducia del papa e suo protetto, probabilmente vennero eseguiti materialmente e forse anche modificati da Jacopo Sansovino. In un secondo momento, sempre pertinente alla fase medicea, intervenne anche Nanni di Baccio Bigio, anch'esso a volte a servizio dei Medici. La facciata sulla piazza dei Caprettari risulta equilibrata e ben proporzionata. La simmetrica composizione con il portale architravato al centro è a due piani di finestre più ammezzato superiore. Al piano terreno si aprono tre finestre per parte ai lati del portale, poggianti su una lunga cornice marcapiano orizzontale, con in basso il leone mediceo e la rosa orsiniana; sono incorniciate in travertino e architravate su mensole. Il sontuoso portale con mensole dalle eleganti linee cinquecentesche, è forse da attribuire al Sansovino, anche se l'iscrizione che compare nel fregio e che ricorda Ludovico Lante è posteriore al 1558. Il piano nobile è formato da una interrotta cornice in travertino su cui poggiano sette finestre architravate su mensole, schema ripetuto anche al secondo piano, dove però le finestre sono sensibilmente più piccole. Il piano ammezzato con finestrelle riquadrate, venne aggiunto solo nella prima metà del XVIII secolo da Carlo Murena, autore anche del disegno della bella cornice sommitale con i simboli Lante, quali l'Aquila. Oltre l'androne a nicchie si apre il cortile, che nonostante le trasformazioni, risulta ancora tra i più eleganti del XVI secolo. E' di forma rettangolare, a due ordini di arcate sovrapposte, con i lati a tre e cinque arcate. Le arcate sono a tutto sesto poggianti su colonne di spolio, doriche al piano terreno e ioniche al loggiato superiore. I capitelli del primo ordine, come anche nei peducci del portico, sono decorati dalle rose degli Orsini e dalle piume di struzzo dei Medici, elemento che compare, in scala maggiore, nei pennacchi delle stesse arcate, entro clipei circolari. Il porticato è coperto da una volta a crociera su peducci. Il piano superiore, un tempo aperto con parapetto a balaustrini marmorei, risulta adesso chiuso da finestre e sovrastanti finestrelle. La chiusura del loggiato, come spoesso è accaduto in altri palazzi romani, da palazzo Doria-Pamphilj a palazzetto Cenci, ha lasciato parzialmente visibili tanto le colonne che il parapetto a balaustrini. Le arcate recano nei pennacchi grandi aquile in stucco dei Lante. Questa fase è quella in cui i Lante, nella figura del potentecardinale Marcello sono impegnati a rimaneggiare la struttura dell'edificio, chiamando Onorio Longhi a dirigere i lavori. Sempre nel cortile compare una fontana con mascherone, che prima di essere smembrata presentava il gruppo della Ninfa Ino che allatta Bacco. Al piano nobile le sale sono decorate con affreschi di Giovanni Francesco Romanelli, con scene mitologiche, quali la favola di Marte e Venere, ed altre scene, tra cui Romolo e Remo, la Verità scoperta dal Tempo, il ratto delle Sabine ecc. Di grande valore sono le decorazioni a stucco prospicienti il corpo scala.
Le Curiosità
Gli ospiti
Palazzo Lante
P.zza dei Caprettari, 70 Rione

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