palazzo Maffei-Marescotti
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La storia

La famiglia Mattei, originaria di Verona, si stabiliscono a Roma verso la metà del XIV secolo. Vengono ricordati a partire dal 1394 con Pietro Maffei e risiedettero per alcuni secoli nella Casa Antica nel Rione Pigna e nelle case della Dataria. Nel Cinquecento, con l'elezione di ben tre cardinali Maffei, salgono alla ribalta della scena politica culturale romana. Sarà uno di questi, Marcantonio, a decidere di abbandonare le case di via della Dataria per tornare nel Rione Pigna. A seguito della morte di Marcantonio, il palazzo viene venduto nel 1591 da Livio Maffei a Camilla Peretti, nipote di Papa Sisto V. Nel 1605 cambia nuovamente proprietario per passare a al duca Clemente Sannesi e da questi, nel 1668 a Francesco II d'Este, duca di Modena.Nel 1714 viene alienato in favore della famiglia Accjaioli, e, nel 1746 alla famiglia Marescotti, che lo tiene per quasi un secolo. Nel 1884 viene acquistato dalla Banca dello Stato Pontificio, e, dal 1906 è di proprietà della Santa Sede che vi collocò il Vicariato, poi trasferito al palazzo Lateranense.

La costruzione

Ritornati sul luogo delle antiche proprietà di famiglia, la Casa Antica, i Mattei decidono di demolirne le strutture, ormai divenute obsolete per ospitare degnamente la personalità dell'ambizioso cardinal Marcantonio Maffei, allo scopo di costruire un grande palazzo capace di competere per grandezza ed ornato, con quello di altre famiglie patrizie romane. I lavori vengono affidati a Giacomo della Porta, che nel 1577 inizia le demolizioni e pone le fondamenta dell'edificio nel 1579. Si imposta la facciata su via della Pigna, completata entro il 1600, dove si apre il portale principale, mentre la facciata su via dei Cestari verrà ultimata nel Settecento con successive modifiche ed aggiunte un secolo dopo. La facciata si presenta a due piani più ammezzato. Il portale, interamente in travertino per motivi di conformazione planimetrica del lotto a disposizione, non è simmetrico rispetto alla facciata, e reca nel fregio il volto di un cane, simbolo di fedeltà al Papa. Le finestre del piano primo sono tra le più interessanti della fine del Cinquecento e recano alle mensole il simbolo dei Maffei, il cervo, così come appare anche nel timpano delle finestre del piano superiore. Sopra i due piani si imposta il piano ammezzato , che viene chiuso dal cornicione recante i simboli Maffei. Il cortile, a causa delle numerose variazioni di proprietà, non venne ultimato. Si presenta rettangolare, porticato solo sul lato di ingresso, con pilastri ed arcate a tutto sesto con lesene d'ordine dorico addossate e teste di cervo nella chiave dell'arco. Il loggiato superiore, originariamente aperto con parapetto a balaustrini, venne poi murato; il secondo piano presenta lesene corinzie addossate con finestre balconate sovrapposte, probabilmente su disegno di Ferdinando Fuga. I prospetti laterali dei cortili dovevano seguire lo stesso disegno compositivo di quello realizzato; solo quello di destra venne abbozzato, anche se le arcate vennero chiuse per apertura di finestre. Il lato frontale, confinante con la chiesa delle SS. Stimmate di S. Francesco, venne realizzato nell'Ottocento e presenta una nicchia con una scultura della Minerva e completato da un orologio. Lo scalone, ampio e sontuoso, conduce ai piani superiori; il piano nobile venne completamente modificato al tempo della Banca Romana, mentre le uniche sale che ancora conservano decorazioni sono quelle del secondo piano, con affreschi Settecenteschi recanti gli stemmi Marescotti.

Le Curiosità

Gli ospiti

All'interno del palazzo soggiornò Massimiliano d'Asburgo.

 

Palazzo Maffei-Marescotti
Via della Pigna, 13 Rione Pigna

   
   
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