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La storia
Il palazzo venne realizzato tra il 1660 ed il 1678 per la famiglia Muti-Papazzurri. Il casato, originariamente detto solo Papazzurri, è di antica origine e sono ricordati già dalla metà del XIII secolo e in documenti capitolini del 1328. La famiglia è attestata nel rione di Trevi sin dalla metà del Trecento, andando così nel tempo a costituire una delle tante insule patrizie romane. Il nome dei Muti anteposto a quello Papazzurri non indica un rapporto di parentela con la famiglia romana dei Muti, ma, secondo leggenda, venne assegnato per gioco o per dileggio per un esponente della famiglia che, in quanto menomato, era muto, e da qui il nome Muti Papazzurri. La famiglia vanta esponenti che hanno goduto di prestigiose cariche religiose e politiche, tra cui si ricordano Giovanni vescovo di Imola e poi di Rieti nel 1336 e alla fine dello stesso secolo Giacomo fu vescovo di Chieti; Raffaele fu senatore nel 1816 e numerosi priori e caporioni vennero eletti. Il palazzo sulla piazza della Pilotta venne fatto erigere da Giovambattista Muti-Papazzurri che già due decenni prima aveva iniziato la costruzione dell'altro palazzo sulla piazza dei SS. Apostoli. All'estinzione dei Muti-Papazzurri avvenuta nell'Ottocento, le proprietà, tra cui il nostro palazzo, passarono al diretto discendente, il marchese Francesco Savorelli, e da questi, agli inizi del XX secolo al Pontificio Istituto Biblico.
La costruzione
Il palazzo venne costruito su progetto originario dell'architetto romano Mattia de Rossi, che con questa realizzazione, unitamente all'altro palazzo Muti-Papazzurri a SS. Apostoli, è chiamato ad una grande commissione, che viene risolta con maestria compositiva ed estrosità tipicamente barocca. L'articolazione originaria dell'edificio era alquanto ben composta, tanto in pianta che in alzato; a seguito dei lavori di trasformazione occorsi nel 1909, alcune pesanti modifiche hanno alterato l'equilibrio compositivo primitivo. Il palazzo è compreso su tre lati da tre strade che lo circondano perimetralmente, mentre la facciata principale si affaccia sulla piazza. Qui, oltre che l'antico l'ingresso, era il centro armonico della composizione, basato sull'arretramento della fronte principale dei piani superiori che venivano contenute dalle due ali laterali. Lo spazio risultante al piano primo formava un terrazzo, chiuso sulla fronte da una balaustra con statue. Il motivo della balaustra originariamente era ripetuto anche sopra il cornicione, elemento peraltro mutuato dal palazzo a SS. Apostoli, precedente di due decenni circa. Le trasformazioni degli inizi del Novecento hanno mutato completamente l'articolazione della facciata, chiudendo lo spazio prima vuoto del terrazzo e portando di conseguenza la facciata ad un'unica superficie in cui si sono ricavati gli ambienti della biblioteca. Il palazzo è a due piani di finestre più un piano di piccole finestre riquadrate. La superficie, originariamente liscia e priva anche di cantonali a bugnati, presenta ora lievi ammorsature agli angoli e ricorsi orizzontali a cuscino in intonaco nel piano terra. Il portale, composto da un arco a tutto sesto affiancato da due colonne doriche binate per lato in travertino, era sovrastato da un balcone con parapetto e statue, ora eliminato. Il piano nobile che precedentemente si articolava con un impianto planimetrico a "C", dopo le trasformazioni presenta, a filo della facciata, tre arcate a tutto sesto con modanature e riquadri. Ai lati due finestre, una per parte, mentre sopra si imposta un piano composto da cinque piccole finestre riquadrate. La cornice è a mensole e reca l'emblema Muti-Papazzurri, la luna mancante. Dal portale si aveva accesso nell'atrio che con una rampa di scale, culminante, in asse con il portale, con una nicchia con vasca, lo collegava ad un livello che possiamo definire intermedio. Qui si imposta il piano rialzato rispetto al livello d'accesso, a causa del dislivello della piazza. Sul lato destro dell'antico ingresso si trova la galleria, decorata con affreschi e tempere di soggetto mitologico e paesaggi, realizzati da Giovanni Francesco Grimaldi e Giacinto Calandrucci. La decorazione, avvenuta nella seconda metà del Seicento fu commissionata agli artisti per il matrimonio di Pompeo Muti-Papazzurri con una Massimo. La galleria ha finestre su tre lati, due sull'esterno e uno all'interno sull'atrio del palazzo, già previsto dal de Rossi nel XVII secolo. Attualmente l'atrio d'ingresso ha perso la sua originaria funzione (l'ingresso è sulla via laterale ed il portale rimane sempre chiuso), ed è destinato ad aula di lettura della biblioteca del Pontificio Istituto Biblico.
Le Curiosità
Altre trasformazioni occorse tra il 1909 ed il 1948 hanno mutato l'aspetto del palazzo. La via dell'archetto che è alle spalle della facciata principale, prende il nome da un arco che sovrapassava la strada, collegando i due palazzi della famiglia Muti-Papazzurri. L'arco che invece si nota sulla sinistra della facciata è recente ed è stato realizzato nel 1948 pae collegare il palazzo con la sede dell'Istituto posto sulla sinistra della piazza.
Palazzo Muti-Papazzurri
Piazza della Pilotta, 32
Rione Trevi

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