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La storia
Questo grande e importante palazzo risale alla seconda metà del Quattrocento e venne fatto realizzare dall'arcivescovo di Milano, Stefano Nardini. Il Nardini, divenuto governatore di Roma, risiedette stabilmente nel palazzo che prospettava sull'antico tracciato della via di Parione. Alla sua morte, avvenuta nel 1475, il palazzo venne donato alla Compagnia dell'Ospedale del Salvatore in San Giovanni in Laterano, per essere poi riacquistato dal Cardinale Giovanni Serbelloni per il Papa Pio IV Medici nel 1567. Ma sarà per volere di papa Urbano VIII nella prima metà del Seicento, che l'edificio divenne istituzionalmente la sede del Governatore di Roma. Quando un secolo dopo, con papa Benedetto XIV, la sede venne spostata a palazzo Madama, la via su cui l'edificio prospetta venne appunto detta del Governo Vecchio. Dopo il 1870, il palazzo continuò ad ospitare sedi istituzionali, ma questa volta non dello Stato Pontificio, ma del neonato Regno d'Italia; fino agli anni Settanta di questo secolo, infatti, nelle vecchie sale verranno infatti alloggiati gli uffici della Pretura, ora a p.le Clodio. Con il totale abbandono del palazzo da parte delle istituzioni, giunse il peggior momento della storia dell'edificio, con la distruttiva e delittuosa occupazione del Movimento Femminista, che, insieme all'abbandono e al degrado, hanno negativamente influito tanto nel decoro che nella solidità delle vecchie e ormai pericolanti strutture.
La costruzione
Il palazzo del Governo Vecchio è una straordinaria testimonianza di accorpamenti e trasformazioni architettoniche avvenute in un'unica proprietà. La superficie che il palazzo occupa è piuttosto grande, e comprende due fronti, quella monumentale sulla via del Governo Vecchio e quella più piccola e discreta sulla via della Fossa. Gli spazi si articolano su due cortili: quello grande o d'onore verso la facciata principale e quello di servizio, più piccolo e architettonicamente meno valido, in asse con il precedente e più appartato. L'architettura del cortile e dell'originaria facciata sul Governo Vecchio viene attribuita a diversi architetti attivi in quel periodo: da Meo del Caprino a Baccio Pontelli e Giacomo di Pietrasanta. Forse, tanto il progetto che la fase esecutiva, videro l'alternarsi di alcuni di questi importanti personaggi dell'architettura rinascimentale a Roma. La facciata sul Governo Vecchio venne impostata urbanisticamente, consentendo quindi l'apertura e la visione del portale dal vicolo del Governo Vecchio, e quindi dalla piazza della Chiesa Nuova. Tale necessità era quasi doverosa vista l'importanza istituzionale che il palazzo ricopriva. Il portale simmetricamente impostato tanto in facciata che sulla direzione della strada dirimpettaia, infatti, non è in asse con il cortile, che invece si imposta sulla sinistra dell'androne d'ingresso. Il prospetto, parzialmente rimaneggiato nella seconda metà del XVI secolo, è a due piani di grandi finestroni architravati. Al piano terreno si aprono i portali - alcuni tra loro diversi -, di alcune botteghe e sovrastanti ammezzati. Al centro si apre il grande portale architravato, dal disegno classico ed estremamente raffinato, ornato con piccole bugne a punta di diamante e nel fregio decorazioni classiche con felci e festoni. Il piano terreno è separato dal piano nobile da una cornice in travertino, su cui si impostano le finestre del piano nobile, in travertino, con la data 1477 di ultimazione dei lavori, e il nome del Cardinale Nardini quale committente e proprietario. Il cortile principale presenta evidenti le diverse fasi di esecuzione dei lavori. Frontalmente rispetto all'accesso si apre una triplice loggia ad archi a tutto sesto, su pilastri ottagonali al piano terreno pìorticato e su colonne ai due ordini superiori. Tra questo lato e il lato di sinistra, anch'esso porticato, compare una delle tre torri che dagli antichi documenti sappiamo esistere nel palazzo, sicuramente più antiche del 1475 e che vennero inglobate nella nuova architettura. Questa è l'unica ancora visibile, comunque rimaneggiata nella parte superiore con l'aggiunta di un piano con due archi per la trasformazione in un'altana. La controfacciata e quella sulla destra non sono porticate e presentano invece severe linee della fine del Quattrocento. Dal portico di fronte all'ingresso si giunge al secondo cortile, di forma allungata, e da qui alla facciata su via della Fossa, con bel portale a bugne, facciata ad intonaco monocromo a graffito - restaurata agli inizi del secolo -, e con due piani di piccole finestrelle rinascimentali. Dal cortile si ha accesso ad alcune grandi sale, dove erano visibili le possenti murature delle altre torri inglobate nella costruzione. Lo stato di degrado e di pericolo pubblico è evidente, ed è forse l'edificio che a Roma più necessita di interventi urgenti di ristrutturazione.
Le Curiosità
Il palazzo negli anni Settanta e primi Ottanta venne occupato dal movimento Femminista, divenendo ben presto importante luogo di incontro e di discussione delle problematiche portate avanti in quegli anni dalle rappresentanti del movimento.
Gli ospiti
Oltre ad ospitare numerosi Governatori di Roma, palazzo Nardini, o del Governo Vecchio, ha ospitato alla fine del Quattrocento Sigismondo Malatesta e il figlio Roberto Malatesta, che vi morì per febbre il 10 agosto 1482 dopo la vittoria nella battaglia di Campo Tosto. Sempre in quegli anni venne ospitato il cardinale Latino Orsini, titolare della vicina chiesa di S. Salvatore in Lauro; Franceschetto Cybo, nipote di papa Innocenzo VIII Cybo, reso celebre alle cronache ed alla storia perché perse al gioco dei dadi una cospicua somma contro Raffaele Riario. Numerosi furono i cardinali che nel tempo dimorarono all'interno del palazzo.
Palazzo Nardini
Via del Governo Vecchio, 39
Rione Parione
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