La storia
La storia Il Palazzo fu eretto nel luogo occupato anticamente dalle Terme di Costantino al Quirinale, che il cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, diede ordine di distruggere per la gran parte insieme alla chiesa di S. Salvatore de Corneliis e il convento annesso, per costruire la sua nuova residenza. Nel 1605 diede quindi l’incarico di progettare il palazzo all’architetto di famiglia Flaminio Ponzio (1560-1613), alla cui morte nel 1613 subentrò, nella conduzione dei lavori, Carlo Maderno (1556-1629). Per la sistemazione del giardino fu dato l’incarico a Giovanni Vasanzio (1550-1621), che lo sviluppò su tre terrazze degradanti: nella prima fece realizzare il Casino dell’Aurora, nella seconda la fontana circolare detta “il Teatro” e un casino affrescato da Agostino Tassi e Orazio Gentileschi, nella terza un casino affrescato nel 1612 ca da Ludovico Cardi detto il Cigoli con Storie di Psiche e distrutto nel taglio di Via §Nazionale nel 1876. Gli affreschi, staccati, si trovano oggi al Museo di Roma a Palazzo Braschi. Nel 1616 il Palazzo fu acquistato da Giovanni Angelo Altemps e nel 1619 lo cedette alla famiglia Bentivoglio, che ne proseguì la decorazione interna. In epoca imprecisata l’edificio fu ceduto ai Lante, che lo vendettero nel 1641 al Cardinal Mazzarino, che vi risiedette prima di stabilirsi definitivamente a Parigi e da cui presero quindi nome la via e il vicolo. Il Cardinale, cui spettano alcuni lavori di ampliamento e la modifica del piano originale del giardino, lasciò il palazzo in eredità ai Mancini, che nel 1704 lo vendettero ai Rospigliosi-Pallavicini, che lo ampliarono verso sud e fecero erigere una piccola scuderia nel cortile principale e suddivisero tra i due rami della famiglia i Rospigliosi e i Pallavicini il palazzo e la collezione. A causa di una crisi finanziaria (1920-30) i Rospigliosi furono costretti a cedere parte della loro collezione, che i Pallavicini cercarono in vano di acquistare. Una parte delle opere fu acquistata dal Comune per il Museo di Roma tra cui Veduta di capo le Case del Vanvitelli e La merca a Maccarese di G. Bottani e molti altri. Il Ritratto di Papa Clemente IX di Carlo Maratta, proveniente dalla dispersa collezione di don Gerolamo Rospigliosi, si trova oggi ai Musei Vaticani Ancora oggi il palazzo è proprietà dei Principi Rospigliosi-Pallavicini, che vi abitano e ne concedono una parte in locazione. Il palazzo è sede della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari.
La costruzione
Il palazzo si trova al centro del vasto giardino, cui si accede dall’entrata in via XXIV Maggio, costituita da un arco a bugne sormontato dallo stemma del casato. Sulla sinistra si incontra il Casino dell’Aurora, una loggetta costituita di tre ambienti, di cui il centrale arretrato, sulla cui volta nel 1612 Guido Reni realizzò l’Aurora, ed esternamente decorata da marmi romani. Il Casino è inoltre decorato nella sala centrale dalle Quattro Stagioni di Paolo Brill sulle pareti, i fregi con il Trionfo dell’Amore e della Fama di Antonio Tempesta, e i Putti con emblemi Borghese di Cherubino Alberti, nella lunetta sopra l’ingresso; nelle stanze adiacenti Rinaldo e Armida di Giovanni Baglione e il Combattimento di Armida di Domenico Cresti detto il Passignano. Nel Casino è sistemata parte della Collezione. Di fronte al Casino si vede il giardino creato dal Venanzio, In fondo al cortile si trova il Palazzo, costituito da un corpo centrale porticato, arretrato rispetto alle due ali laterali, di cui una coronata da un’altana. Sulle facciate, la cui sobria decorazione è attribuibile a Flaminio Ponzio e completata dal Maderno, si aprono ordini di finestre, architravate al piano nobile e incorniciate agli altri, separati da fasce marcapiano. Negli angoli, cantonali bugnati a tutt’altezza e a coronamento un cornicione a piccole mensole. Al piano terreno nell’ala già dei Rospigliosi, oggi proprietà della Federazione Italiana Consorzi Agrari, si conservano vari affreschi eseguiti nel 1627 ca per il cardinale Bentivoglio. Nella loggia, incorporata nelle costruzioni aggiunte dal Mazzarino, Putti e Paesaggi di Guido Reni e Paolo Brill, realizzati nel 1612 per Scipione Borghese. Le costruzioni sulla destra appartengono all’ampliamento settecentesco. Alle spalle del palazzo si può ammirare il ninfeo detto “il Teatro” (1611-12) con le statue del Po e del Tevere di Francesco Landini, e Tritoni di Sante Dollaro. Insieme alle costruzioni più tarde sorge la Loggia delle Muse, che prende il nome dall’affresco sulla volta eseguito nel 1611-12 da Agostino Tassi e Orazio Gentileschi. La Galleria sistemata negli appartamenti privati contiene 540 dipinti, disegni e sculture di enorme pregio.
Ospiti
Si narra che soggiornò numerose volte nel palazzo Maria Mancini, nipote del Cardinale Mazzarino e celebre amante del Re di Francia Luigi XIV.
Via XXIV Maggio, 43 RIONE MONTI

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