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 palazzo Pamphilj
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La storia

I Pamphilj, famiglia nobile di origine eugubina, presenti sin dal 1150, si trasferirono a Roma nel Quattrocento con Antonio, procuratore fiscale della Camera Apostolica, cui si deve il primo nucleo del palazzo. Questi, infatti, acquistò nel 1470 una casa in piazza del Pasquino e nel 1478 alcune abitazioni vicine. Suo figlio, Angelo, estese le proprietà familiari su piazza Navona e si introdusse nell’ambiente della nobiltà romana con una intelligente strategia matrimoniale. Alla fine del Cinquecento le proprietà dei Pamphilj nella zona erano ampie ma prospettavano su piazza Navona con modesto palazzetto. Giovan Battista Pamphilj nel 1644, dopo la sua elezione a pontefice con il nome di Innocenzo X (1644-1655), fece unificare le proprietà realizzando un imponente edificio su progetto di Girolamo Rainaldi, nominato architetto di corte. Alla sua realizzazione, che fu portata a termine nel 1650, partecipò anche il Borromini. Il palazzo fu quindi donato a Olimpia Maidalchini, detta spregiativamente dal popolo “la Pimpaccia di piazza Navona” per i suoi affari loschi. Quando i Pamphilj si estinsero nei Doria, che scelsero come residenza il palazzo su via del Corso, l’edificio fu utilizzato per ospitare cardinali e scrittori. Poco dopo la metà dell’Ottocento vi si installò l’Accademia Filarmonica Romana e inseguito la Società Musicale Romana. Nel 1960 il palazzo fu acquistato dal Brasile per farvi la propria ambasciata.

La costruzione

Il Palazzo si sviluppa sulla piazza in senso orizzontale. Al piano terra, nella parte centrale, scandita da due lesene, si apre un maestoso portale ad arco bugnato affiancato da due colonne per lato, tra le quali vi sono due finestre architravate e inferriate, che sostengono un ampio balcone. Al piano nobile vi sono finestre con timpano centinato e triangolare alternate, di cui alcune inserite in archi, in cui ricorre il motivo familiare della colomba. Al secondo piano vi sono quattro finestre con cimasa ornata da conchiglia mentre nell’ammezzato delle finestrelle. Al centro del prospetto al secondo piano si vede un grande stemma della famiglia Pamphilj. Oltre il cornicione posto a coronamento è posta una sopraelevazione con un’imponente loggia a cinque archi. Ai lati dell’avancorpo due facciate uguali di tre piani ciascuna con sei finestre per piano: al primo architravate (due però sono a timpano triangolare e centinato), al secondo con cimasa e conchiglia in chiave, e al terzo (ammezzato) a cornice semplice. Al pian terreno su bugnato liscio si aprono su entrambi i lati due portali, incorniciati e sovrastati da un balcone. Sopra i cornicioni delle parti laterali, che si ricongiungono a quello della parte centrale, si trova una sopraelevazione ottocentesca con antistante terrazza. Dal portone principale si accede al cortile che presenta su tre lati due ordini di arcate, scandite da lese doriche al pianterreno e ioniche al primo piano. Attraverso un portico si accede al secondo cortile, che è quello, lievemente ampliato, dell’antico palazzo Cybo, con un lato a due ordini di archi. All’interno del palazzo tra le sale più significative vediamo al piano nobile verso piazza Navona, nella terza sala, procedendo da sud, un fregio con Marine in ottagoni allungati e Paesaggi con scene idilliche entro tondi, opera del Tassi che lavorò nel palazzo tra il 1634 e il 1635; nella quinta sala un fregio recante su ogni parete un Paesaggio con figurine “vestite all’antica” di G. Dughet. Nella Galleria, ornata sui lati nord e sud da busti di Cesari, imitazioni dall’antico, si possono ammirare nel rettangolo centrale affiancato da due medaglioni e alle estremità di ogni lato Scene con storie di Enea di Pietro da Cortona (1651-54).

Ospiti

Vi soggiornò lo scrittore Vincenzo Monti quando arrivò a Roma, nel 1778. Nel 1824 il piano nobile divenne residenza del ministro di Russia e in seguito vi abitarono il cardinale Brignola e Tommaso Riario Sforza che vi morì nel 1857.

Piazza Navona, 14 RIONE PARIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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