La storia
In luogo dell’antico palazzo sorgeva originariamente una casa acquistata nel 1596 da G. Francesco Aldobrandini. Gli Aldobrandini, famiglia fiorentina forse di origine tedesca, annoverano parecchi cardinali tra cui Ippolito divenuto poi Clemente VIII. A seguito di complesse vicende la casa passò nel 1605 a Donna Olimpia Aldobrandini che commissionò la facciata terminata nel 1611. Un manoscritto anonimo della Biblioteca Vaticana del 1660 fa il nome di Giacomo della Porta, morto nel 1602. L’attribuzione del Baglione al Maderno è divenuta tradizionale e ormai accettata da molti studiosi. Si è proposto però anche il nome di Giovanni Fontana, architetto ufficiale di Clemente VIII dal 1596 al 1603 e attivo nella Villa Aldobrandini a Frascati, visto che il palazzo non risponde allo stile del Maderno. La questione attributiva non è però di facile soluzione. Nel 1642 il palazzo fu acquistato dai Patrizi, antica famiglia senese, che si stabilirono a Roma nel 1537. Al suo interno la famiglia annovera un beato Francesco dell’ordine dei Servi di Maria e i beati Antonio e Saverio. I Patrizi fecero eseguire notevoli lavori già prima del 1660 a opera di G. B. Mola (1583-1665) e di Giacomo Pellicarus. Tra il 1642 e il 1649, il piano nobile fu decorato dal senese Raffaello Vanni (1587-1673), con alcune stanze a fresco e quadri a olio sopra le porte. Nel 1690-91 si ebbero altri lavori sulla facciata, che ripresero alla fine del Settecento sotto la direzione di Sebastiano Cipriani.
La costruzione
La facciata presenta tre ordini di finestre. Si aprono al pian terreno un maestoso portale, decentrato, con due mensole ai lati, decorati da una stella e una banda controdoppiomerlata, elementi araldici degli Aldobrandini, e tre finestre con architrave su mensole con inferriate. Al primo piano vi sono quattro finestre con timpani triangolari e ad arco alternati decorati con festoni di frutta e nastri, con sopra la stella e ai lati il motivo della banda; al secondo quattro finestre architravate, di cui tre sovrastate da oculi (uno è murato) ognuna con due stelle e la banda sulla cornice; al terzo piano tre finestre riquadrate semplicemente e una porta finestre con balcone angolare. A coronamento è posto un cornicione a mensole con motivi araldici. All’angolo con via dei Giustiniani, si trova un’edicola con l’Addolorata sotto un piccolo baldacchino. Nel risvolto in via Giustiniani il palazzo presenta analoghe caratteristiche architettoniche. All’interno del palazzo, al piano nobile si può ammirare un soffitto a cassettoni del sec. XVI su colonne di marmo variegato e due consolle dorate del sec. XVII con una tavola di marmo che poggia su sostegni lignei decorati da aquile e putti. Il salone verde è decorato da un fregio con scene bibliche di suole carraccesca e da quadri dei secc. XVII e XVIII con marine, paesaggi e ritratti. Il salone rosso presenta un soffitto a cassettoni e un fregio di scuola carraccesca, una ricca consolle dorata, ornata da putti e sfingi, con specchiera di stile romano seicentesco e una Suonatrice di scuola caravaggesca. Nella sala da pranzo, decorata da un soffitto a cassettoni, si trova il Ritratto di Enrico VI di Francia degli inizi del XVII sec. e una Battaglia del Seicento. Nel salone da ballo, il soffitto intagliato reca tele dipinte tra cui le Muse di Francesco Solimena (1657-1747). Nella sala detta dell’Amazzone è collocata un Amazzone, copia romana da un originale ellenistico. Nella cappella, sul soffitto è rappresentato l’Eterno Padre e sull’altare la Vergine con il Bambino e i tre santi di Casa Patrizi, Saverio, Antonio e Franscesco, realizzati entrambi nel Settecento. Curiosità Alla collezione della famiglia apparteneva la Cena in Emmaus del Caravaggio, oggi alla Pinacoteca di Brera.
Piazza S. Luigi dei Francesi, 37 RIONE SANT’EUSTACHIO

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