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La storia
Il Palazzo fu costruito sui resti del tempio dedicato da Adriano (117-138) alla memoria di Traiano (98-117). L’edificio fu progettato alla fine del Cinquecento da Domenico Paganelli da Faenza per il Cardinal Carlo Bonelli (1541-1598), nipote di Pio V, che aveva attuato una vasta operazione di bonifica nei Fori Imperiali. Per volere del cardinale Carlo Bonelli e in seguito di Michele Ferdinando Bonelli furono realizzati nel Seicento lavori di ristrutturazione e ampliamente. Alla metà del XVII sec. il palazzo divenne proprietà del Cardinal Giuseppe Renato Imperiali che diede l’incarico a Francesco Paparelli di demolire e ricostruire il palazzo. L’edificio fu acquistato nel 1752 dal Cardinal Giuseppe Spinelli, esecutore testamentario della famiglia Imperiali, che fece realizzare le decorazioni pittoriche del piano nobile del Palazzo e sistemare al pianterreno la biblioteca Imperiali, composta da oltre ventiquattromila volumi, visitata da illustri studiosi come il Winckelmann. Alla fine del Settecento divenne proprietario del palazzo in banchiere Vincenzo Valentini, console generale della Maestà Prussiana, che incaricò gli architetti Filippo Navone e Giovanni Battista Benedetti di completare la facciata verso la Colonna Traiana. I lavori proseguirono tra il 1861 ed il 1865 con suo figlio Gioacchino che fece realizzare dall’architetto Luigi Gabet due costruzioni, che completarono il lato lungo via di S. Eufemia. Nel 1873 il palazzo fu acquistato per farne la propria sede dall’Amministrazione Provinciale di Roma, che incaricò il Gabet di completare, tra il 1873 e il 1876, il lato di via de’ Fornari. A tutt’oggi Palazzo Valentini ospita gli uffici della Provincia di Roma.
La costruzione
La facciata presenta due ordini di sette finestre: al primo piano con timpani triangolari e centinati alternati, al secondo con cornice semplice. Al pian terreno si aprono un maestoso portale affiancato da due colonne ioniche di travertino, che reggono un grande balcone balaustrato del primo piano, e sei finestre inferriate su mensole con cornice a pagoda, sotto cui vi sono altrettante finestrelle rettangolari con grate. A coronamento un imponente cornicione su mensole tra cui si aprono sette finestrelle. Agli angoli cantonali a bugne di due grandezze alternate per tutta l’altezza dell’edificio. Il cortile interno porticato sui quattro lati presenta cinque arcate sui lati corti e nove su quelli lunghi, scandite da lesene doriche, di cui sono aperte colo quelle sul lato d’ingresso, quella centrale sulla sinistra e quella in fondo che consente l’accesso al secondo cortiletto. Al primo piano nelle arcate, scandite da lesene ioniche, si aprono ampie finestre. Le decorazioni con protome taurine alludono allo stemma della famiglia Bonelli, il cui nome originario era Bovelli. Tra il cortile e lo scalone sono state collocate quattordici sculture antiche, provenienti per larga parte dagli scavi di Gabii, condotti nel 1792 dal principe Marcantonio Borghese. Tra queste le più interessanti sono Diomede, Pertinace, Caracolla, Adriano e una sacerdotessa. Inoltre vi si possono ammirare l’Ermafrotido, proveniente dallo studio del restauratore Bartolomeo Cavaceppi, dove si trovava nel 1772, e l’Afrotide Valentini proveniente dalla collezione del marchese Giuseppe Rondinini, dove si trovava fino al 1801. All’interno del palazzo si ricordano la Sala di Elia ed Eliseo dalla volta splendidamente decorata, la Sala di Giuda Maccabeo, la Sala degli Angioletti volanti, l’appartamento del Prefetto con un S. Giovanni Evangelista di Scuola Caravaggesca e l’Adorazione dei Magi di T. Van Loon.
Ospiti
Come ricorda una lapide all’interno dell’androne il palazzo ospitò il celebre poliglotta cardinal Mezzofanti. Via Cesare Battisti, 119 RIONE TREVI

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