palazzo dell'Oratorio dei Filippini
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La storia

Il Palazzo dei Filippini occupa una vasta zona compresa tra Via della Chiesa Nuova, Via del Governo Vecchio, Piazza dell’Orologio, Via dei Filippini e Piazza della Chiesa Nuova. La prima sede dei padri della Congregazione dell’Oratorio si trovava a fianco di S. Maria in Vallicella, lungo la odierna Via della Chiesa Nuova. La costruzione della nuova sede fu decisa nel 1611, ma i lavori ebbero inizio solo nel 1621 con le fondamenta della sagrestia, sul lato occidentale della chiesa, su progetto di Marco Antonio, cui subentrò ben presto Paolo Maruscelli, che rimase a servizio della Congregazione per circa tredici anni realizzando l’impianto planimetrico di tutto il convento e la costruzione della sagrestia. Nel 1637 venne indetto un concorso pubblico, vinto dal progetto del Borromini, che negli anni successivi si dedicò alla realizzazione della facciata dell’Oratorio, del primo e secondo cortile, del Refettorio e della Sala di ricreazione, della Libreria, della Torre dell’Orologio e di tutti gli ambienti sul cortile di servizio. Nel 1650, a causa di dissapori con la Congregazioni, Borromini abbandonò i lavori e venne sostituito da Camillo Artucci, che ne rispettò il progetto. Nel 1873 l’intero complesso della Chiesa Nuova e dell’Oratorio fu espropriato dal Demanio dello Stato che ne assegnò la proprietà al Comune di Roma. Inizialmente fu però adibito a sede della Corte d’ Assise e in seguito vi si installò l’alloggio per il corpo militare di Guardia Regia. Il comune ne entrò effettivamente in possesso solo nel 1911. Oggi vi sono ospitati l’Archivio storico capitolino, che vi ha sede dal 1922 e che conserva oltre i documenti prodotti negli anni dall’Amministrazione, le serie antiche e gli archivi di numerose famiglie romane, la Società Romana di Storia Patria, la Biblioteca Vallicelliana, la Biblioteca e l’Emeroteca Romana, la Casa delle Letterature, varie società culturali e i Filippini.

La costruzione

L’Oratorio è orientato con il lato lungo sulla piazza della Chiesa Nuova. La facciata era stata inizialmente concepita dal Borromini a cinque interassi con il livello superiore di tre, con un effetto di ascesa verticale. A causa della scelta di collocare la Biblioteca Vallicelliana dietro il livello superiore della facciata, l’architetto dovette aumentare il livello superiore portandolo da tre a cinque interassi e provvedere che il livello inferiore, già realizzato, sembrasse più largo in proporzione attraverso l’inserimento delle volute e delle fasce bugnate. Il portone, collocato decentrato rispetto all’intero edificio, è affiancato da due colonne dai capitelli con volute e ghirlande e sormontato da un timpano centinato ornato dalla corona della gloria e dalle palme del martirio, e sembra essere in corrispondenza dell’altare che, invece, si trova sul lato corto. La facciata, realizzata in mattoni tagliati e stucco, infatti vede un susseguirsi di piani concavi e convessi, che dialogano con lo spazio antistante della piazza: la parte centrale, convessa al piano terreno e al primo piano e concava al secondo piano, è affiancata a entrambi i lati da due corpi concavi separati da lesene e da un corpo orizzontale dove si apre una porta. Al pian terreno si aprono finestre in nicchie dalla volta ombrello. La facciata si eleva su due ordini di finestre: al primo piano ai lati con una cornice triangolare, mentre quella al centro è ad arco; al secondo si aprono finestre con timpano centinato e un balcone decorato da un timpano con una ghirlanda e una fiamma, al di sopra del quale vi è un arco prospettivo cassettonato con rosoni e la colomba dello Spirito Santo. A coronamento un frontone decorato da stelle e rosoncini. Entrando a sinistra dell’entrata si trova l’ambiente noto come Sala Borromini, scandita da pilastri con capitelli ionici decorati da ghirlande tra le volute. Al di sopra del cornicione, su un secondo ordine di pilastrini si imposta la grande volta costolonata al centro della quale si trovava in origine l’affresco del Romanelli con l’Assunta. Oggi si trova un dipinto del XIX sec. raffigurante l’Adorazione del simbolo della Trinità. Tra i piastrini si aprono quattro finestroni nei lati lunghi; sopra l’altare e sopra la porta dell’ingresso l’architetto pose due logge: rispettivamente la loggia dei musici, molto alterata dall’aggiunta di colonne di alabastro al di sotto, occupata dall’organo, e la loggia dei cardinali, composta da tre ambienti e di un piccolo ammezzato sovrastante, oggi occupati dall’Archivio Storico Capitolino. Nella nicchia sulla parete verso la piazza si trova la cattedra per i sermoni e nella nicchia di fronte la statua di S. Filippo realizzata da Michele Maille nel XVII sec. Sull’altare si può ammirare la Vergine in gloria e i SS. Cecilia e Filippo di Raffaello Vanni (1587-1657): l’oratorio, infatti, a seguito della demolizione dell’Oratorio di Santa Cecilia a Monte Giordano nel 1621 fu dedicato per volere di Gregorio XV alla santa. Il complesso si articola intorno a tre cortili. Il primo, intorno a cui si snodano l’Oratorio, la Foresteria e la Biblioteca, è porticato tranne sul lato della sagrestia, preesistente e raccordata alla nuova struttura dal Borromini con un doppio ordine di lesene e grandi nicchie in cui si aprono profonde finestrelle. L’architetto vi impiegò l’ordine gigante addossando lesene dai capitelli compositi a pilastri dorici. Sui tre lati si apre un doppio ordine di arcate. Nelle arcate superiori, oggi cieche, si aprono finestre arcuate a cornice semplice. Al lato opposto della sagrestia si trova la scala, decorata da dipinti di Lazzaro Baldi (1624-1703) e la sua Scuola. Al primo piano i locali dell’Archivio Storico Capitolino, ove in fondo al corridoio è conservato il modello in stucco della pala dell’Algardi per S. Agnese in Agone, raffigurante il Miracolo di S. Agnese. Dal corridoio si giunge alla Sala delle Commissioni dell’Archivio che comunica con la loggia dei cardinali. Riprendendo la scala, al secondo piano, è conservato il modello dell’incontro di Attila con San Leone Magno, realizzato per S. Pietro, che fu concesso all’Ordine da Alessandro VII e ivi collocato nel 1661. A questo livello si accede alla Biblioteca Vallicelliana, realizzata tra il 1642 e il 1644. Sul soffitto scandito da tredici scomparti si può ammirare la Sapienza del Romanelli. L’aula fu ampliata nel 1666. Sulla sinistra, il secondo cortile, detto “degli aranci” per il fatto che vi sono tuttora aranci amari (altrimenti detti “melangoli”) fu sistemato a giardino con al centro una fontana. Intorno a questo grande spazio rettangolare erano stati collocati in origine il Refettorio, a pianta ellittica, in cui si trovava il pulpito del Borromini oggi nella Chiesa Nuova, le camere dei padri e la Sala di Ricreazione, oggi difficilmente visitabile perché occupata dall’Archivio Orsini, dove si trova un grandioso camino del Borromini, realizzato in marmo antico rinvenuto scavando le fondamenta dell’edificio. Sui lati porticati del cortile, in cui è stato impiegato l’ordine gigante, si aprono due ordini arcate sovrapposte (cinque sui lati corti e otto su quelli lunghi), scandite da lesene dai capitelli compositi. Il terzo cortile, dietro l’abside della Chiesa Nuova, è a pianta trapezoidale con intorno le cucine e i vani di servizio.

Piazza della Chiesa Nuova RIONE PARIONE

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