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La storia
Sorto verso la fine del Quattrocento per volere del cardinale Guglielmo d'Estouteville, il palazzo del convento degli Agostiniani è da ritenersi una diretta conseguenza della costruzione della attigua chiesa di S.Agostino, realizzata nel 1420 ed ampliata in forme rinascimentali nel 1479/83 ad opera degli architetti toscani Giacomo da Pietrasanta e Sebastiano Fiorentino. Dopo aver ospitato per diversi secoli il convento dell'ordine agostiniano, alla fine dell’Ottocento passò allo Stato Italiano. Attualmente ospita la sede dell'Avvocatura Generale dello Stato.
La costruzione
In seguito ai poderosi lavori di ampliamento e ristrutturazione dell'edificio avvenuti nel Sei e Settecento quando era ancora sede conventuale agostiniana, quasi nulla rimane dell'antica costruzione quattrocentesca realizzata originariamente dal cardinale d’Estouteville. Benché l'isolato, nelle sue linee planimetriche generali sia pressoché simile all'antico, i lavori di ampliamento eseguiti nel XVII secolo, lo portarono ad espandersi oltre i suoi limiti originari. Nel 1746 Padre Agostino Gioia incaricò gli architetti Carlo Murena e Luigi Vanvitelli di progettare una nuova trasformazione, terminata solo intorno al 1765, che modificò sostanzialmente il palazzo. Il Vanvitelli impegnato nell'immensa opera della Reggia di Caserta, delegò al Murena la direzione dell'opera, spesso inviandogli da Caserta disegni e schemi del cantiere romano. Tra le tante modifiche apportate dai due architetti, di particolare interesse risulta essere la soluzione adottata sulla facciata verso via dei Portoghesi, composta da un alto basamento a bugnato, con portale che presenta nella parte alta una nicchia ornata con conchiglia ed un cartiglio con l'iscrizione Coenobium S.Agostini. Varcato il portale si presenta il vasto cortile dalle linee settecentesche e solenni tipiche del Vanvitelli. Il cortile è porticato su pilastri per tre lati, mentre sul lato di fondo, a causa dell’esiguità dello spazio a disposizione, un'abile soluzione consente il passaggio coperto. Le pareti del cortile sono scandite da bugne orizzontali e radiali sulle arcate; al piano superiore altre grandi e monumentali arcate delineano la facciata. Nel cortile sono sistemate alcuni monumenti sepolcrali quattrocenteschi provenienti dell'antico convento, tra cui spicca per bellezza la tomba del cardinale Giacomo Ammannati Piccolomini. Un altro ingresso si apre su via della Scrofa, dove si imposta uno degli spazi più rappresentativi del XVIII secolo romano, forse architettato da Filippo Juvarra. L'atrio d'ingresso, di forma mistilinea a colonne binate e con originali soluzioni d'angolo, immette in quello che era in passato l'antico refettorio del convento, a pianta rettangolare e lungo quanto il cortile dove sulla grande parete di fondo compare un grande affresco a tutta parete. Di notevole interesse è la sistemazione del piano superiore, un tempo occupato dagli ambienti conventuali, tra cui spicca per bellezza la sala della biblioteca interna del palazzo. Un'altra biblioteca, l’Angelica, fondata da Angelo Rocca alla fine del XVI sec., occupa il lato del palazzo che affaccia sulla piazza di S. Agostino.
Le Curiosità
Gli ospiti
Palazzo del Convento di Sant'Agostino
Via dei Portoghesi
Rione Ponte

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